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Salute e Benessere

HIV: “Sapere salva la vita!”

nadirLa migliore lotta all’AIDS e le altre malattie a trasmissione sessuale è sicuramente la prevenzione.

Nadir onlus è una delle associazioni più attive nella lotta contro HIV/AIDS, e in questi giorni sta lanciando una campagna informativa su internet per invitare le persone a sottoporsi allo screening periodico di malattie a trasmissione sessuale (tra cui l’HIV).

La disinformazione sulle malattie a trasmissione sessuale è sempre elevatissima.

Per questo motivo Nadir onlus ha deciso di realizzare un video ed un sito ( www.testhiv.it) dedicati all’importanza di fare il test per proteggere se stessi e gli altri.

Il video: HIV: “Sapere salva la vita!”

Il sito: www.testhiv.it

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mar  10
16
alle 03:30
da Marina Morelli

Studi e Ricerche

Scoviamo il nemico nei nascondigli

HIV vive all’interno di alcune cellule umane. Quelle più esposte all’infezione sono i linfociti T, che muoiono dopo poco tempo essere stati infettati, mentre altre cellule immunitarie più resistenti che fanno da vero serbatoio per il virus: anche eliminando tutti i linfociti, quindi, il virus è ancora nell’0rganismo. Alla Oregon State University’s Vaccine and Gene Therapy Institute della Florida e della University of Montreal è stato sviluppato un trattamento capace di uccidere le cellule che immagazzinano virus, in modo da poterlo eliminare più facilmente con gli antivirali. Questa nuova sperimentazione partirà da settembre e, forse, potrebbe essere un primo passo verso la cura dell’AIDS

[Via rssSanità]

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lug  09
4
alle 12:09
da Giuliano Parpaglioni

Studi e Ricerche

In arrivo il kit per monitorare l’Aids

aidsUna delle principali preoccupazioni degli ammalati di Aids è quella di monitorare il proprio stato di salute.

Presto sarà possibile con un apparecchio simile a quello usato dai diabetici per misurare i livelli di glucosio.
Il kit, che sfrutta le più recenti innovazioni della nanotecnologia, ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di sterline e sarà sviluppato da tre noti centri di ricerca londinesi insieme ad alcune aziende private.

L’apparecchio funziona in maniera semplice: una piccola puntura sul dito e l’analisi della goccia di sangue che fuoriesce da parte di minuscoli sensori meccanici che misurano i livelli del virus Hiv.
I risultati appaiono in pochi secondi sul display.


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mag  09
6
alle 12:30
da Marina Morelli

Studi e Ricerche

La circoncisione riduce il rischio di infezione da HIV

Da qualche tempo si vocifera che la circoncisione potrebbe essere un nuovo modo di combattere l’infezione di HIV. Ci sono state sia prove a favore che contro questa teoria, ora è uscito un nuovo studio che sembra confermare la cosa, pubblicato dal South African Cochrane Centre.

In pratica, la circoncisione aiuterebbe nell’impedire il contagio eliminando il prepuzio, perché il virus ha in quella parte del pene un punto di preferenza per l’infezione. L’asportazione del prepuzio porta di conseguenza ad una minore probabilità (non zero, comunque) di ammalarsi. Vedremo nei prossimi mesi ulteriori studi su questa faccenda, personalmente sono dubbioso, ma non è da escludere un risvolto positivo.

[Via Science Daily]

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apr  09
18
alle 11:08
da Giuliano Parpaglioni

Studi e Ricerche

Contro HIV meglio una raffica di colpi

Da quando è comparso l’HIV si è sempre cercato di produrre un vaccino in qualche modo, o un trattamento che lo contrasti efficacemente. Fin ora le speranze sono state riposte nella ricerca dell’”anticorpo magico”, capace di bloccare in toto il virus.

Visto che in 25 anni di ricerca quest’arma non è stata ancora trovata, ora si tenta una nuova strada: la Rockefeller University sta esaminando gli anticorpi di persone estremamente resistenti al virus e ha individuato un gruppo di anticorpi che singolarmente non sono più efficaci del solito, ma in gruppo hanno un effetto simile a quello che si è cercato di creare in laboratorio fino a questo punto.

Forse in futuro il segreto per sconfiggere HIV sarà una raffica di colpi singolarmente poco efficaci che si sommano tra di loro, piuttosto che un unico colpo di cannone.

[Via Science Blog]

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mar  09
28
alle 01:17
da Giuliano Parpaglioni

Medicina ufficiale

Combinazione HIV-TBC sempre più frequente

L’OMS lancia l’allarme: negli ultimi anni, pur abbassandosi il numero totale di infezioni di TBC, se si indaga sul numero di sieropositivi all’interno delle persone che hanno contratto il micobatterio, questi crescono. Nel 2007 un quarto di persone morte di tubercolosi risultavano sieropositive, il doppio rispetto a quanto risultava nell’ultima rilevazione.

HIV e TBC sono le malattie più difficili da combattere degli ultimi anni, e anche se si sono fatti molti progressi (ormai la speranza di vita di un sieropositivo con le attuali cure è di 30 anni), sia il virus che il ceppo multiresistente di HIV sono ancora dei nemici terribili, contro cui l’OMS è impegnata al massimo

[Via Galileo]

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mar  09
27
alle 11:27
da Giuliano Parpaglioni

Studi e Ricerche

Il vaccino per HIV potrebbe essere vicino

Un concetto vecchio per un nuovo approccio, è così che i ricercatori sperano di creare un vaccino per HIV. Il concetto vecchio è presto detto: il vaccino educa il sistema immunitario a rispondere immediatamente al patogeno prima che riesca ad attaccare le cellule di chi è infettato; la parte nuova di questo è che si pensa di usare la tecnologia genica per inserire proteine di HIV in un altro virus, fare in modo che le esprima (in maniera innocua per l’uomo) e, così facendo, farle riconoscere al sistema immunitario. Per ora i risultati sugli animali da laboratorio hanno dato leggere speranze: la risposta positiva c’è stata in un terzo delle cavie, il prossimo passo si cercherà di capire il perché di questa risposta parziale, e se si riuscirà a mettere a punto, forse potrà partire la sperimentazione umana.

[Via Science Blog]

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feb  09
21
alle 10:49
da Giuliano Parpaglioni

Studi e Ricerche

Ecco come HIV infetta le donne

Dopo più di venticinque anni dalla sua scoperta, un grosso buco nella conoscenza di HIV comincia a chiudersi: è stato scoperto infatti il modo in cui il virus infetta le donne. Fino ad ora si pensava, infatti, che il virus avesse bisogno di lesioni nell’epitelio vaginale, oppure di usare il tessuto uterino come porta, che non è coperto da epitelio, quindi più vulnerabile. Un gruppo di ricercatori della Feinberg School of Medicine della Nortwestern University invece pubblica uno studio che mostra come il virus riesca a passare l’epitelio vaginale sano fino ad una profondità di 50 micron (lo spessore di un capello). Questo è sufficiente perché venga raccolto dal sistema immunitario presente in tutti i tessuti, e così il virus da il via all’infezione.

Dopo aver mostrato queste evidenze, il prossimo passo sarà quello di studiare i meccanismi che permettono questo ingresso e quali siano i globuli bianchi coinvolti

[Via Galileo]

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dic  08
20
alle 10:59
da Giuliano Parpaglioni