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	<title>TakeCareBlog.info &#187; alzheimer</title>
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		<title>Scoperta relazione tra Alzheimer e obesità</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[perdità di memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere in sovrappeso è molto più pericoloso di quanto normalmente si pensi: aumenta incredibilmente il rischio di decesso per malattie cardiovascolari e non solo.

Uno studio pubblicato sulla rivista “Human Brain Mapping” ha evidenziato come  l’obesità è una delle cause che  compromette anche la   struttura del cervello,  generando  così  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.takecareblog.it/wp-content/uploads/2009/10/alzheimer2-150x150.jpg" alt="alzheimer2" title="alzheimer2" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-31167" />Essere in sovrappeso è molto più pericoloso di quanto normalmente si pensi: aumenta incredibilmente il rischio di decesso per malattie cardiovascolari e non solo.<br />
<br />
Uno studio pubblicato sulla rivista “Human Brain Mapping” ha evidenziato come  <strong><a href="http://www.webmd.com/alzheimers/guide/20061101/obesity-alzheimers-risk">l’obesità è una delle cause che  compromette anche la   struttura del cervello</a></strong>,  generando  così  malattie come l’<strong><a href="http://www.takecareblog.it/2009/curcuma-e-vitamina-d3-possono-aiutare-i-malati-di-alzheimer/">Alzheimer</a></strong>  o altre demenze.<br />
<br />
Le osservazioni fatte,  hanno  evidenziato che, chi  supera  abbondantemente  di 30-40 kg il proprio peso forma, mostra  una riduzione  di tessuto cerebrale sia a livello dei lobi temporale,  che frontale, una causa questa che provoca  perdita  di attenzione, di  movimento e di memoria.<br />
<br />
<span id="more-31758"></span><br />
L’obesità , oltre ad  aumentare il rischio di malattie come diabete e ipertensione, riduce la propria vita di 10 anni e fa invecchiare il cervello molto prima, rispetto a chi ha  un peso normale (o qualche chilo di troppo).<br />
<br />
Per smaltire l’accumulo di quella  proteina chiamata “amiloide”,  indicata come responsabile  dell’Alzheimer, può essere d’aiuto praticare con   assiduità  dell’attività fisica e mantenere uno stile di vita sano.<br />
<br />
Un&#8217;alimentazione varia, soprattutto ricca  di verdure e povera di grassi, può aiutare ad  invecchiare in salute  e a proteggere  cuore e cervello.
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		<title>Presto in commercio un prodotto a base di fragola per aiutare i malati di Alzheimer. Sarà commercializzato dalla Danone.</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 13:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Danone]]></category>
		<category><![CDATA[frullato a base di fragola]]></category>

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		<description><![CDATA[Un frullato a base di fragola potrebbe presto essere un aiuto per i malati di Alzheimer.

Contiene ingredienti naturali che si trovano nel latte materno e sarà capace di migliorare significativamente la memoria a breve termine nelle prime fasi della malattia di Alzheimer.

Fra due anni potrebbe essere commercializzato un nuovo frullato alla fragola capace di combattere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.takecareblog.it/wp-content/uploads/2009/09/alzheimer.jpg" alt="alzheimer" title="alzheimer" width="97" height="127" class="alignright size-full wp-image-30757" /><strong><a href="http://www.souvenaid.com/PDF/Souvenaid_Abstract.pdf">Un frullato a base di fragola</a></strong> potrebbe presto essere un aiuto per <strong><a href="http://www.takecareblog.it/2009/curcuma-e-vitamina-d3-possono-aiutare-i-malati-di-alzheimer/">i malati di Alzheimer</a></strong>.<br />
<br />
Contiene ingredienti naturali che si trovano nel latte materno e sarà capace di migliorare significativamente la memoria a breve termine nelle prime fasi della malattia di Alzheimer.<br />
<br />
Fra due anni potrebbe essere commercializzato un nuovo frullato alla fragola capace di combattere l&#8217;Alzheimer. Il frullato, contenente ingredienti naturali che si trovano nel latte materno, è infatti capace di migliorare significativamente la memoria a breve termine nelle prime fasi della malattia di Alzheimer.<br />
<br />
<span id="more-31659"></span><br />
Contiene un cocktail di ingredienti utili per il cervello, tra cui antiossidanti e vitamina B, ha spiegato Richard Wurtman del Massachusetts Institute of Technology di Boston, Stati Uniti, primo autore dello studio.<br />
Si tratta di ingredienti non tossici &#8211; ha continuato &#8211; che forniscono una miglioramento per la memoria in sole 12 settimane di utilizzo.<br />
<br />
Il nuovo prodotto è stato testato su persone anziani nelle prime fasi dell&#8217;Alzheimer, che lo hanno bevuto a colazione per tre mesi. In seguito i ricercatori hanno verificato, grazie a dei test appositi, i miglioramenti della memoria dei partecipanti. Ebbene, chi ha bevuto &#8216;Souvenaid&#8217;, così si chiama il prodotto,  aveva il doppio delle probabilità di avere punteggi migliori nei test di memoria.<br />
<br />
In particolare, il 40% di chi l&#8217;ha bevuto ha mostrato miglioramenti. Ora sono in corso altri trial clinici su scala più larga. Se il prodotto dovesse rivelarsi efficace, sarà commercializzato dal colosso alimentare Danone, che programma di venderlo nelle farmacie previa autorizzazione del medico curante.
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		<title>L&#8217;Alzheimer ora si sconfigge con le onde del cellulare</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 09:51:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[onde del cellulare]]></category>

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		<description><![CDATA[Insomma le onde del cellulare non trovano pace. C’è chi dice che fanno male e chi addirittura che faccia regredire l’Alzheimer.

E’ emerso da uno studio della University of South Florida e pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer Disease. La ricerca ha dimostrato che le onde elettromagnetiche allenano il cervello.

Anzi possono anche far regredire la malattia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.takecareblog.it/wp-content/uploads/2009/11/topo-150x150.jpg" alt="topo" title="topo" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-31315" />Insomma le onde del cellulare non trovano pace. C’è chi dice che fanno male e chi addirittura che faccia regredire l’Alzheimer.<br />
<br />
E’ emerso da <strong><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2447482/">uno studio della University of South Florida</a></strong> e pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer Disease. La ricerca ha dimostrato che le onde elettromagnetiche allenano il cervello.<br />
<br />
Anzi possono anche far regredire la malattia degenerativa. E&#8217; quanto emerso da uno studio della University of South Florida pubblicato. La ricerca, effettuata su animali, avrebbe dimostrato che le onde elettromagnetiche &#8220;allenano&#8221; il cervello. Sì, avete capito proprio bene.<br />
<br />
<span id="more-31650"></span><br />
I ricercatori, guidati dal professor Gary Arendas, hanno esposto 96 topi, molti dei quali geneticamente modificati per sviluppare l&#8217;Alzheimer, alle onde emesse dai cellulari. Gli animali sono stati irradiati con frequenze di 918-megaHerz di frequenza per un&#8217;ora due volte al giorno per 7/9 mesi: l&#8217;equivalente di diversi decenni in un essere umano.<br />
<br />
Nei topi più anziani affetti da Alzheimer l&#8217;esposizione a lungo termine ha fatto sparire i depositi nel cervello di betamiloide, la proteina killer dei neuroni, e ha fatto anche scomparire i sintomi della demenza, facendo regredire la malattia.<br />
<br />
Lo studio ha anche dimostrato che la memoria dei topi adulti sani, sottoposti allo stesso trattamento, è stata potenziata.<br />
<br />
Chi si sorprende più di tutti è l’autore dello studio, il professore Gary Arendash che dice di aver iniziato lo studio per dimostrare che i campi elettromagnetici dei cellulari peggioravano l’Alzheimer, mentre invece è successo il contrario.</p>
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		<title>La dieta mediterranea aiuta nelle malattie neurodegenerative</title>
		<link>http://www.takecareblog.it/2009/la-dieta-mediterranea-aiuta-nelle-malattie-neurodegenerative/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 06:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[malattie neurodegenerative]]></category>
		<category><![CDATA[massa cerebrale]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ provato una dieta salutare di tipo mediterraneo aiuta nelle malattie neurodegenerative. Uno studio del Mount Sinai School of Medicine di New York ha evidenziato come questo stile alimentare, ovvero quello mediterraneo, può rallentare o prevenire l’insorgenza di malattie neurodegenerative.

Alimentazioni di tipo proteico, invece, possono letteralmente ridurre la massa cerebrale, e portare allo sviluppo dell&#8217;Alzheimer&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.takecareblog.it/wp-content/uploads/2009/10/alzheimer2.jpg" alt="alzheimer2" title="alzheimer2" width="152" height="200" class="alignright size-full wp-image-31167" />E’ provato una dieta salutare di tipo mediterraneo aiuta nelle malattie neurodegenerative. Uno studio del Mount Sinai School of Medicine di New York ha evidenziato come questo stile alimentare, ovvero quello mediterraneo, può rallentare o prevenire l’insorgenza di malattie neurodegenerative.<br />
<br />
Alimentazioni di tipo proteico, invece, possono letteralmente ridurre la massa cerebrale, e portare allo sviluppo dell&#8217;Alzheimer&#8221;, ha detto Sam Gandy, e i ricercatori a capo dello studio che hanno studiato gli effetti della dieta su dei topi di laboratorio, allevati specificatamente per sviluppare l&#8217;<a href="http://www.takecareblog.it/2009/curcuma-e-vitamina-d3-possono-aiutare-i-malati-di-alzheimer/"><strong>Alzheimer</strong></a>.<br />
<br />
<span id="more-31165"></span><br />
 &#8220;Abbiamo verificato gli effetti di una dieta regolare, <a href="http://www.takecareblog.it/2009/trattamento-contemporaneo-di-alzheimer-e-diabete/"><strong>una a basso contenuto di carboidrati e molti grassi</strong></a>, una ad alto contenuto di carboidrati e pochi grassi, e una con molte proteine e pochi carboidrati&#8221;, ha detto Gandy.<br />
<br />
&#8220;Dopodiché abbiamo esaminato i cervelli dei topi &#8211; ha continuato &#8211; misurando i livelli di proteine responsabili della formazione di placche amiloidi dell&#8217;Alzheimer&#8221;. <strong><a href="Curcuma e vitamina D3 possono aiutare i malati di Alzheimer">La dieta di tipo mediterraneo</a></strong>, con pochi grassi e molte verdure, frutta e pesce, è risultata la migliore, in quanto capace di rallentare il progresso dell&#8217;Alzheimer o ritardare la sua insorgenza, un risultato confermato anche da studi precedenti.<br />
<br />
La dieta con molti grassi ha invece alzato i livelli di proteine amiloidi, ma senza avere effetto sui topi. Il risultato veramente sorprendente, tuttavia, è stato quello ottenuto dalla dieta ad alto contenuto di carboidrati. C&#8217;è stata una perdita di massa cerebrale, che ha reso i cervelli più piccoli e più suscettibili alla formazione di placche&#8221;, ha aggiunto.<br />
<br />
Sulle proteine, spiega Gandy, sono spesso basate delle diete per perdere peso, diete che spesso riducono anche l&#8217;ammontare di carboidrati.<br />
<br />
&#8220;Queste diete sono doppiamente dannose: i grassi aumentano l&#8217;accumulo delle placche, e le molte proteine sensibilizzano le cellule del cervello alle sostanze tossiche rilasciate dalle placche. Una dieta di questo tipo potrebbe effettivamente predisporre all&#8217;insorgenza dell&#8217;Alzheimer e a riduzione della massa del cervello&#8221;, ha concluso Gandy.
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		<title>Trattamento contemporaneo di Alzheimer e diabete</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 11:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano Parpaglioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[glucosio]]></category>
		<category><![CDATA[insulina]]></category>
		<category><![CDATA[umanina]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; stata trovata una proteina cellulare che si è rivelata preziosa per due motivi: riesce sia a far abbassare il livello di glicemia tramite l&#8217;insulina, sia ad impedire la prematura morte delle cellule nervose.

La piccola molecola si chiama umanina, ed è conosciuta per la sua azione nei confronti della morte cellulare dei neuroni. Ora si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-30320" src="http://www.takecareblog.it/wp-content/uploads/2009/07/glucosio.jpg" alt="glucosio" width="116" height="120" />E&#8217; stata trovata una proteina cellulare che si è rivelata preziosa per due motivi: riesce sia a far abbassare il livello di glicemia tramite l&#8217;insulina, sia ad impedire la prematura morte delle cellule nervose.<br />
<br />
La piccola molecola si chiama <em>umanina</em>, ed è conosciuta per la sua azione nei confronti della morte cellulare dei neuroni. Ora si è visto che può anche essere implicata nel metabolismo del glucosio, il che potrebbe essere utile sia nella cura del diabete sia nel trattamento dell&#8217;Alzheimer, perché il cervello ha estremo bisogno di glucosio. Forse si riuscirà a trattare entrambe le malattie con un unico trattamento
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		<title>La demenza senile raddoppierà ogni 20 anni</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 09:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[demenza senile]]></category>

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		<description><![CDATA[Il numero di persone che soffrono di demenza senile raddoppierà ogni 20 anni. Lo hanno detto i ricercatori dell&#8217;Institute of Psychiatry al King&#8217;s College di Londra: a causa dell&#8217;allungamento della vita media il numero di anziani che soffrono di malattie come l&#8217;Alzheimer è destinato a salire sempre più.

&#8220;Nel 2010 gli ammalati di demenza senile saranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.takecareblog.it/wp-content/uploads/2009/10/alzheimer-150x150.jpg" alt="alzheimer" title="alzheimer" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-31211" />Il numero di persone che soffrono di demenza senile raddoppierà ogni 20 anni. Lo hanno detto i ricercatori dell&#8217;Institute of Psychiatry al King&#8217;s College di Londra: a causa dell&#8217;allungamento della vita media il numero di anziani che soffrono di <strong><a href="http://www.takecareblog.it/2009/curcuma-e-vitamina-d3-possono-aiutare-i-malati-di-alzheimer/">malattie come l&#8217;Alzheimer</a></strong> è destinato a salire sempre più.<br />
<br />
&#8220;Nel 2010 gli ammalati di demenza senile saranno 35,6 milioni&#8221;, ha detto Martin Prince, psichiatra a capo dello studio pubblicato sul World Alzheimer&#8217;s Report 2009. &#8220;Nel 2030, raggiungeranno i 65,7 milioni, per poi passare a 115,4 milioni nel 2050&#8243;.<br />
<br />
<span id="more-31210"></span><br />
L&#8217;incremento dei casi varierà da paese a paese: nell&#8217;Europa si registrerà un aumento di &#8220;solo&#8221; il 40 per cento, mentre in Africa ed in America Latina si supererà un incremento del 125 per cento. &#8220;In paesi come la Cina, l&#8217;India e l&#8217;America latina, la popolazione sta rapidamente invecchiando. Nel 2050 la percentuale di ammalati di demenza che vivono in paesi a basso reddito passera&#8217; dall&#8217;attuale 57,7 per cento al 70,5 per cento&#8221;, ha detto Prince.<br />
<br />
&#8220;I numeri sono sconvolgenti, ma ad essi non corrisponde un&#8217;azione adeguata. I fondi per la ricerca e i trattamenti sono inappropriati per l&#8217;impatto complessivo della demenza senile sulla società e la sanità. Si tratta di una vera e propria crisi globale che non possiamo più sottovalutare&#8221;, ha detto. &#8220;Sono necessarie campagne di sensibilizzazione pubblica e raccolte fondi per la ricerca. Con i giusti fondi, la demenza può essere debellata&#8221;.
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		<title>Curcuma e vitamina D3 possono aiutare i malati di Alzheimer</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 14:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[curcumina]]></category>

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		<description><![CDATA[Spezia indiana e vitamina D possono aiutare i pazienti con l&#8217;Alzheimer a &#8216;ripulire&#8217; il cervello dalle placche amiloidi.
Uno studio dall&#8217;Università della California, Los Angeles (UCLA), pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer&#8217;s Disease, ha rivelato che la vitamina D3 e la &#8216;curcumina&#8216;, una sostanza che si trova nella Curcuma, una pianta usata nella cucina indiana, possono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.takecareblog.it/media/blogs/a/Alzheimer.jpg" alt="Alzheimer" width="151" height="169" align="right" />Spezia indiana e vitamina D possono aiutare i pazienti con l&#8217;Alzheimer a &#8216;ripulire&#8217; il cervello dalle placche amiloidi.<br />
<br /><a href="http://www.brightsurf.com/news/headlines/47100/Vitamin_D_curcumin_may_help_clear_amyloid_plaques_found_in_Alzheimer0s_disease.html"><strong>Uno studio dall&#8217;Università della California</strong></a>, Los Angeles (UCLA), pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer&#8217;s Disease, ha rivelato che la vitamina D3 e la &#8216;<strong><a href="http://www.takecareblog.it/2006/curcuma_salute_antinfiammatorio_tumori_f/#hide">curcumina</a></strong>&#8216;, una sostanza che si trova nella Curcuma, una pianta usata nella cucina indiana, possono stimolare il sistema immunitario a eliminare le placche-beta amiloidi che si sviluppano a causa dell&#8217;Alzheimer.<br />
<br />
La vitamina  D3 è essenziale per la salute delle ossa e del sistema immunitario. La sua prima fonte è  la luce del sole, e i pazienti di Alzheimer spesso passano troppo tempo in casa.  La curcumina, invece, si trova nella Curcuma longa, chiamata anche zafferano delle Indie. Si è dimostrata utile nell&#8217;eliminare le placche perché stimolava i legami tra i macrofagi del sistema immunitario e i beta-amiloidi. </p>
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		<title>Divorziati e vedovi sono a maggior rischio Alzheimer</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 11:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio svedese sull’Alzheimer ha evidenziato un nuovo fattore causale per questa malattia. Chi possiede il gene Apoe variante 4, il più importante fattore di rischio genetico dell&#8217;Alzheimer e prima dei 50 anni  ha divorziato o a subito la morte del proprio compagno o compagna ha un rischio maggiore di sviluppare la demenza nell’anzianità.

Gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.takecareblog.it/media/blogs/a/alzh.jpg" alt="" title="" width="134" height="200" align="right" /><a href="http://www.news-medical.net/news/20090705/The-single-life-can-increase-some-peoples-dementia-risk.aspx"><strong>Uno studio svedese sull’Alzheimer</strong></a> ha evidenziato un nuovo fattore causale per questa malattia. Chi possiede il gene Apoe variante 4, il più importante fattore di rischio genetico dell&#8217;<strong><a href="http://www.takecareblog.it/2008/contro-l-alzheimer-il-lavoro-intellettua/">Alzheimer</a></strong> e prima dei 50 anni  ha divorziato o a subito la morte del proprio compagno o compagna ha un rischio maggiore di sviluppare la demenza nell’anzianità.<br />
<br />
Gli scienziati svedesi hanno studiato 2.000 uomini e donne della Finlandia orientale di circa 50 anni e li hanno poi esaminati di nuovo a distanza di 21 anni. I soggetti sono stati testati sia per cercare il gene Apoe variante 4, sia per mettere alla prova le loro performance mentali. Ovviamente, i ricercatori hanno fatto domande riguardo alla vita di coppia.<br />
<br />
<span id="more-30164"></span><br />
E&#8217; così emerso che le persone che vivevano da sole fin dalla mezza età avevano un rischio doppio di essere colpite da demenza, rispetto a coloro che avevano ancora un partner.<br />
Per i vedovi il rischio era addirittura tre volte maggiore. Il rischio era ancora più alto se, oltre ad essere sole, queste persone erano portatrici della variante genetica collegata all&#8217;Alzheimer. L&#8217;equipe, guidata dal Dr Krister Hakannson, dice che si tratta di risultati importanti per prevenire la demenza e i problemi cognitivi e che potrebbe essere opportuno per il sistema sanitario prevedere programmi speciali per chi rimane solo.<br />
<br />
&#8220;Vivere in coppia implica delle continue sfide a livello cognitivo e sociale che probabilmente hanno un effetto protettivo sulla mente&#8221;, scrivono i ricercatori svedesi sul British Medical Journal online. Il collegamento con la variante genetica Apoe è anche importante, ma essendo stato provato in una sola popolazione, andrebbe verificato in uno studio più vasto.
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