Posts Taggati come ‘alzheimer’

Studi e Ricerche

Scoperta relazione tra Alzheimer e obesità

alzheimer2Essere in sovrappeso è molto più pericoloso di quanto normalmente si pensi: aumenta incredibilmente il rischio di decesso per malattie cardiovascolari e non solo.

Uno studio pubblicato sulla rivista “Human Brain Mapping” ha evidenziato come l’obesità è una delle cause che compromette anche la struttura del cervello, generando così malattie come l’Alzheimer o altre demenze.

Le osservazioni fatte, hanno evidenziato che, chi supera abbondantemente di 30-40 kg il proprio peso forma, mostra una riduzione di tessuto cerebrale sia a livello dei lobi temporale, che frontale, una causa questa che provoca perdita di attenzione, di movimento e di memoria.

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gen  10
25
alle 08:00
da Marina Morelli

Studi e Ricerche

Presto in commercio un prodotto a base di fragola per aiutare i malati di Alzheimer. Sarà commercializzato dalla Danone.

alzheimerUn frullato a base di fragola potrebbe presto essere un aiuto per i malati di Alzheimer.

Contiene ingredienti naturali che si trovano nel latte materno e sarà capace di migliorare significativamente la memoria a breve termine nelle prime fasi della malattia di Alzheimer.

Fra due anni potrebbe essere commercializzato un nuovo frullato alla fragola capace di combattere l’Alzheimer. Il frullato, contenente ingredienti naturali che si trovano nel latte materno, è infatti capace di migliorare significativamente la memoria a breve termine nelle prime fasi della malattia di Alzheimer.

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gen  10
8
alle 02:55
da Marina Morelli

Studi e Ricerche

L’Alzheimer ora si sconfigge con le onde del cellulare

topoInsomma le onde del cellulare non trovano pace. C’è chi dice che fanno male e chi addirittura che faccia regredire l’Alzheimer.

E’ emerso da uno studio della University of South Florida e pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer Disease. La ricerca ha dimostrato che le onde elettromagnetiche allenano il cervello.

Anzi possono anche far regredire la malattia degenerativa. E’ quanto emerso da uno studio della University of South Florida pubblicato. La ricerca, effettuata su animali, avrebbe dimostrato che le onde elettromagnetiche “allenano” il cervello. Sì, avete capito proprio bene.

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gen  10
7
alle 10:51
da Marina Morelli

Salute e Benessere

La dieta mediterranea aiuta nelle malattie neurodegenerative

alzheimer2E’ provato una dieta salutare di tipo mediterraneo aiuta nelle malattie neurodegenerative. Uno studio del Mount Sinai School of Medicine di New York ha evidenziato come questo stile alimentare, ovvero quello mediterraneo, può rallentare o prevenire l’insorgenza di malattie neurodegenerative.

Alimentazioni di tipo proteico, invece, possono letteralmente ridurre la massa cerebrale, e portare allo sviluppo dell’Alzheimer”, ha detto Sam Gandy, e i ricercatori a capo dello studio che hanno studiato gli effetti della dieta su dei topi di laboratorio, allevati specificatamente per sviluppare l’Alzheimer.

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ott  09
22
alle 08:00
da Marina Morelli

Ultimo commento:

di La dieta mediterranea aiuta nelle malattie neurodegenerative | La Dieta il 23/10/2009 alle 22:47

[...] ancora qui: La dieta mediterranea aiuta nelle malattie neurodegenerative Pubblicato in ...

Studi e Ricerche

Trattamento contemporaneo di Alzheimer e diabete

glucosioE’ stata trovata una proteina cellulare che si è rivelata preziosa per due motivi: riesce sia a far abbassare il livello di glicemia tramite l’insulina, sia ad impedire la prematura morte delle cellule nervose.

La piccola molecola si chiama umanina, ed è conosciuta per la sua azione nei confronti della morte cellulare dei neuroni. Ora si è visto che può anche essere implicata nel metabolismo del glucosio, il che potrebbe essere utile sia nella cura del diabete sia nel trattamento dell’Alzheimer, perché il cervello ha estremo bisogno di glucosio. Forse si riuscirà a trattare entrambe le malattie con un unico trattamento

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lug  09
25
alle 01:11
da Giuliano Parpaglioni

Salute e Benessere

La demenza senile raddoppierà ogni 20 anni

alzheimerIl numero di persone che soffrono di demenza senile raddoppierà ogni 20 anni. Lo hanno detto i ricercatori dell’Institute of Psychiatry al King’s College di Londra: a causa dell’allungamento della vita media il numero di anziani che soffrono di malattie come l’Alzheimer è destinato a salire sempre più.

“Nel 2010 gli ammalati di demenza senile saranno 35,6 milioni”, ha detto Martin Prince, psichiatra a capo dello studio pubblicato sul World Alzheimer’s Report 2009. “Nel 2030, raggiungeranno i 65,7 milioni, per poi passare a 115,4 milioni nel 2050″.

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lug  09
24
alle 11:19
da Marina Morelli

Studi e Ricerche

Curcuma e vitamina D3 possono aiutare i malati di Alzheimer

AlzheimerSpezia indiana e vitamina D possono aiutare i pazienti con l’Alzheimer a ‘ripulire’ il cervello dalle placche amiloidi.

Uno studio dall’Università della California, Los Angeles (UCLA), pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease, ha rivelato che la vitamina D3 e la ‘curcumina‘, una sostanza che si trova nella Curcuma, una pianta usata nella cucina indiana, possono stimolare il sistema immunitario a eliminare le placche-beta amiloidi che si sviluppano a causa dell’Alzheimer.

La vitamina D3 è essenziale per la salute delle ossa e del sistema immunitario. La sua prima fonte è la luce del sole, e i pazienti di Alzheimer spesso passano troppo tempo in casa. La curcumina, invece, si trova nella Curcuma longa, chiamata anche zafferano delle Indie. Si è dimostrata utile nell’eliminare le placche perché stimolava i legami tra i macrofagi del sistema immunitario e i beta-amiloidi.

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lug  09
16
alle 04:11
da Marina Morelli

Salute e Benessere

Divorziati e vedovi sono a maggior rischio Alzheimer

Uno studio svedese sull’Alzheimer ha evidenziato un nuovo fattore causale per questa malattia. Chi possiede il gene Apoe variante 4, il più importante fattore di rischio genetico dell’Alzheimer e prima dei 50 anni ha divorziato o a subito la morte del proprio compagno o compagna ha un rischio maggiore di sviluppare la demenza nell’anzianità.

Gli scienziati svedesi hanno studiato 2.000 uomini e donne della Finlandia orientale di circa 50 anni e li hanno poi esaminati di nuovo a distanza di 21 anni. I soggetti sono stati testati sia per cercare il gene Apoe variante 4, sia per mettere alla prova le loro performance mentali. Ovviamente, i ricercatori hanno fatto domande riguardo alla vita di coppia.

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lug  09
10
alle 01:21
da Marina Morelli

Ultimo commento:

di mimmo il 10/07/2009 alle 23:15

l'articolo letto corrisponde esattamente alla situazione di mio suocero, la perdita della compagn...