L’acido folico non si deve assumere fino al termine della gravidanza
Una delle prime cose che deve fare una donna in gravidanza è quella di fare le analisi complete per vedere se va tutto bene o se ha bisogno di supplementi.
Uno dei supplementi che maggiormente viene dato alle donne in gravidanza è l’acido folico. Attenzione però questa sostanza non deve essere assunta fino al termine della gravidanza in quando può avere come effetto collaterale quello di aumentare il rischio che il bambino sviluppi problemi di asma.
Lo sostiene uno studio australiano pubblicato dall’American Journal of Epidemiology, il primo che colleghi l’uso dell’acido folico nella madre alla fine della gravidanza al rischio di asma del figlio. Proprio perché è il primo studio da cui emerge un dato del genere, i ricercatori sottolineano che occorre cautela per il momento nel dare nuove indicazioni alle donne incinte. Nuove ricerche saranno chiamate a confermare o confutare questi dati.
Soprattutto, resta fermo che l’uso dell’acido folico prima e all’inizio della gravidanza è fondamentale per la salute del bambino. Un adeguato livello di acido folico nel periodo del concepimento, infatti, aiuta a ridurre il rischio di alcuni difetti congeniti nel cervello e nella spina dorsale (difetti del tubo neurale). Gli esperti consigliano alle donne di prendere 400 microgrammi di acido folico al di’ poco prima del concepimento e nel primo trimestre della gravidanza, il periodo critico in cui possono formarsi difetti del tubo neurale.
Il nuovo studio non contraddice queste indicazioni, sottolinea il coordinatore, dottor Michael Davies, della University of Adelaide in Australia. Tuttavia, poiché l’acido folico è necessario solo nel primo trimestre, è necessario capire se assumerlo anche dopo può essere di beneficio o di danno alla mamma e al bambino, aggiunge.
Non ci sono invece collegamenti tra l’assunzione di folato nella madre e il rischio di asma nel figlio: il folato è la forma naturale dell’acido folico, che si trova in alimenti come fagioli e lenticchie, succo di arancia, noci e verdure a foglia verde, per esempio gli spinaci.
Questo significa, secondo Davies, che le donne dovrebbero seguire una dieta sana per tutta la gravidanza, assumendo sempre cibi ricchi di folato. Non è chiaro invece perché i supplementi di acido folico alla fine della gestazione possano collegarsi con l’asma nei figli.
Secondo Davies è possibile che questa sostanza alteri l’attività ’ dei geni che regolano il sistema immunitario nel tessuto polmonare, rendendolo più vulnerabile alle reazioni allergiche. Poiché il sistema immunitario del feto si sviluppa alla fine della gravidanza, l’acido folico preso in quelle settimane potrebbe influire sul futuro rischio di asma del bambino.
Per ora è un’ipotesi e Davies sottolinea l’importanza di condurre nuovi studi per avvalorare, o smentire, questa tesi.
da Marina Morelli
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