Un decaffeinato per le arterie
Una tazzina di decaffeinato meglio ancora due, può migliorare funzionamento e salute delle cellule che rivestono internamente le arterie e da cui dipende l’insorgenza di molte malattie cardiovascolari.
E’ quanto emerge dallo studio del ricercatore presso il dipartimento di medicina interna e malattie cardiovascolari dell’Università di Palermo Silvio Buscemi pubblicato sulla prestigiosa rivista European Journal of Clinical Nutrition.
Lo studio di Buscemi, che da anni ha messo in piedi un gruppo di ricerca nel campo della nutrizione, ha rivelato “favorevoli effetti cardiovascolari” del caffè decaffeinato, effetti che appaiono dose-dipendenti. In pratica, a un gruppo di soggetti sani sono state fatte assumere in due diverse occasioni una o due tazzine di caffè decaffeinato e nell’ora seguente sono state valutate le variazioni della funzione endoteliale.
L’endotelio costituisce lo strato di rivestimento interno delle arterie e un suo alterato funzionamento è alla base della malattia aterosclerotica e delle malattie cardiovascolari. Questa alterazione nota come disfunzione endoteliale si associa, tra l’altro, a eventi quali infarto miocardico e ictus.
I ricercatori hanno rilevato che nell’ora successiva all’assunzione del caffè decaffeinato si osserva un significativo miglioramento (di circa il 25%) della funzione endoteliale, aumento che raggiunge il 45% circa dopo la concomitante assunzione di due tazzine di caffe’ espresso decaffeinato.
“Si tratta – affermano gli autori – di un sorprendente effetto favorevole sotto il profilo cardiovascolare che non era stato sino a oggi evidenziato. Probabilmente questo effetto è da riferire a sostanze contenute nel caffe’, solo in parte conosciute, ad azione antiossidante e il cui effetto nel normale caffè espresso è mascherato dalla concomitante azione della caffeina, sostanza che è dotata di effetti opposti e pertanto sfavorevoli.
Avere evidenziato che qualcosa che e’ normalmente contenuta nel caffe’ ha favorevoli effetti sulla funzione endoteliale potrebbe contribuire a spiegare alcuni dati controversi della letteratura scientifica secondo cui nel lungo tempo l’assunzione del caffe’ (caffeinato) si associa a un minore numero di eventi cardiovascolari e a una ridotta incidenza di diabete, laddove le valutazioni in acuto o a breve termine hanno generalmente riportato sfavorevoli effetti sia cardiovascolari che metabolici.
Una contraddizione che e’ nota come “effetto paradosso del caffe’”. Nella circostanza, l’Universita’ si e’ avvalsa “del supporto dell’azienda produttrice di Caffè Morettino di Palermo – si legge in una nota – realizzando una sinergia che ha consentito di ottenere significativi risultati e che attualmente prosegue con ulteriori ricerche tendenti a caratterizzare gli effetti cardiovascolari e metabolici del caffè, una bevanda che a tutt’oggi, pur essendo la piu’ diffusa al mondo, rimane misteriosa non essendo noti tutti i suoi componenti (si pensa siano circa un migliaio) e i cui effetti sulla salute rimangono dibattuti”.
da Marina Morelli
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