Leucemia: uno studio italiano sul trapianto midollo osseo
Uno studio del San Raffaele di Milano ha portato alla luce buone prospettive per quanto riguarda i meccanismi alla base dell’efficacia del trapianto di midollo osseo per la cura della Leucemia Mieloide Acuta.
Lo studio pubblicato oggi sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine, testimonia l’importante investimento della nostra istituzione nella ricerca applicata alla Medicina Molecolare.
Infatti, si tratta di una ricerca che vede scienziati e clinici lavorare insieme in uno scambio continuo di informazioni. Ha un forte valore aggiunto perché la comprensione dei meccanismi molecolari, attraverso cui le cellule leucemiche sono in grado di sfuggire all’attacco dei linfociti T, consentirà la messa a punto di nuove strategie terapeutiche finalizzate all’eliminazione delle cellule tumorali da parte del sistema immune”.
Nell’ultimo ventennio il trapianto di cellule staminali originate dal midollo osseo ha assunto il valore di terapia cardine per la cura definitiva di numerose leucemie.
La sfida attuale è rendere questa potenziale cura immediatamente fruibile a tutti i pazienti che la necessitino, superando le barriere di compatibilità per le quali attualmente quasi la metà dei malati non dispone di un adeguato donatore (un donatore cioè che sia identico per il sistema di geni che regola la compatibilità , definito sistema HLA).
Una serie di promettenti studi, nei quali gruppi di ricerca italiani sono stati pionieri, hanno dimostrato che è possibile eseguire trapianti anche da donatori che condividano solo metà del loro corredo genetico di compatibilità con i pazienti (identici per metà , o ‘aploidentici’).
Questa innovativa tipologia di trapianti dimostra che le differenze tra il sistema di compatibilità del donatore e quello del ricevente possono in realtà contribuire in maniera fondamentale all’eradicazione della leucemia: è proprio attraverso le differenze nel sistema HLA che le cellule immunitarie del donatore, in particolare i linfociti ‘T’, riconoscono e attaccano la leucemia del paziente, che viene identificata come ‘diversa’ ed eliminata. Il dato inatteso alla base della scoperta pubblicata oggi è la descrizione del meccanismo per cui in alcuni pazienti purtroppo la leucemia ricompare dopo il trapianto.
Attraverso studi di genetica molecolare i ricercatori del San Raffaele hanno dimostrato che la leucemia è capace di cambiare il proprio assetto genetico, perdere le molecole HLA che erano bersaglio specifico dei linfociti ‘T’, e rendersi così ‘invisibile’ alla attività curativa del trapianto.
La descrizione di questo meccanismo di resistenza leucemica apre una nuova importante opportunità terapeutica: permette infatti la cura mirata di una consistente percentuale delle recidive di leucemia attraverso la scelta tempestiva di un nuovo, diverso, donatore parzialmente compatibile che sia in grado di attaccare le leucemie mutate.
da Marina Morelli
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