La diminuzione del flusso di sangue nell’angina pectoris
L’angina pectoris è una sindrome dolorosa causata da diminuzione transitoria del flusso di sangue e, quindi, di ossigeno nel tessuto muscolare del cuore.
Può essere provocata sia da uno stato prolungato di contrazione delle arterie coronarie, sia dalla presenza nelle stesse di restringimenti del lume dei vasi (stenosi), in genere a causa della presenza di ostruzioni di natura ateriosclerotica.
Tra i fattori di rischio che potrebbero determinare un’angina pectoris si annoverano una predisposizione familiare di malattia coronarica precoce, fumo, ipercolesterolemia, ipertensione, diabete mellito, sesso maschile.
Un sintomo caratteristico dell’angina pectoris è costituito da una sensazione dolorosa di costrizione o di oppressione posteriormente allo sterno, che può irradiarsi alla spalla e al braccio sinistro, alla schiena o al collo, scatenato da stress emotivo, dai pasti, da aria fredda, dal fumo o più frequentemente da attività fisiche che richiedono un aumento dell’apporto di sangue al cuore. Scompare generalmente dopo alcuni minuti con il riposo e il rilassamento o la somministrazione della nitroglicerina.
Il più grande studio su questa malattia è stato svolto dall’Università di Adelaide e dalla Servier Australia e pubblicato sugli Archives of Internal Medicine.
Lo studio, che ha analizzato oltre 2 mila pazienti con angina cronica in tutta l’Australia, ha rivelato che questa malattia causa dolori più frequentemente del previsto.
“Il 29 per cento dei pazienti soffre di dolori al petto almeno una volta alla settimana, nonostante i trattamenti odierni”, ha detto John Beltrame, ricercatore dell’Università di Adelaide a capo dello studio.
“Oltre il 60 per cento dei pazienti ha detto che la loro angina limitava le possibilità di godersi la vita”, ha aggiunto. Per Beltrame, i pazienti con angina sono attualmente sotto programmi terapeutici molto accurati, che controllano peso, colesterolo e pressione sanguinea.
“Tuttavia, l’unico sintomo dei quali i pazienti si lamentano, i dolori al petto, non viene considerato da nessun trattamento specifico”, ha detto Beltrame.
“Questo studio ci mette di fronte a molte sfide”, ha detto Nigel Stocks, dell’Università di Adelaide. “I medici dovranno da ora in poi monitorare il dolore dei loro pazienti e incoraggiarli a riportare gli episodi di dolore ricorrente”, ha concluso.
da Marina Morelli
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