Studi e Ricerche

Ecco come gli odori riescono a risvegliare i nostri ricordi

ricordiNessuno meglio di Proust racconta cosa siano i ricordi. Nel libro “Dalla parte di Swann” si legge:

Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzo di «madeleine». Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. [……..]. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Donde m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch’era legata al sapore del tè e della focaccia…… Donde veniva? Che significava? Dove afferrarla?

A Proust, oggi un gruppo di ricercatori del Weizmann Institute of Science, in Israele, avrebbero potuto spiegare come gli odori riescono a risvegliare i nostri ricordi.


Già da tempo gli scienziati sanno che gli odori sono una delle vie privilegiate per evocare il passato. Studi precedenti hanno dimostrato che i ricordi innescati dagli odori sono più vividi e più emotivamente forti rispetto a quelli innescati da suoni, immagini e parole. Il nuovo studio, riportato sulla rivista Current Biology, ha cercato di simulare la creazione di ricordi d’infanzia da odori in 16 volontari adulti.

In un laboratorio, sono stati presentati ai volontari foto e odori di diversi oggetti. Novanta minuti dopo i ricercatori hanno mostrato le stesse immagini con odori diversi. Una settimana dopo, gli scienziati hanno provato a chiedere ai volontari di associare le immagini agli odori che ricordavano di più. Questi test sono stati condotti mentre i volontari erano sottoposti a una risonanza magnetica funzionale che ha controllato la loro attività cerebrale.

In generale, i volontari hanno trovato più semplice ricordare gli odori sgradevoli, piuttosto che quelli spiacevoli. Le scansioni hanno rivelato inoltre che una parte dell’ippocampo, una regione del cervello, si è “illuminata” in modo particolare rispetto a quando sono stati esposti agli stimoli una settimana fa. Il cervello, insomma, non ha risposto allo stesso modo nelle due occasioni diverse. L’esperimento è stato poi ripetuto con i suoni per vedere se avevano lo stesso impatto sulla memoria.

“Abbiamo scoperto che la prima associazione tra un oggetto e un odore aveva una traccia distinta nel cervello”, ha detto Yaara Yeshurun, che ha coordinato lo studio. Secondo i ricercatori, gli odori riuscirebbero a scatenare in modo più forte i ricordi perché i nostri antenati erano più dipendenti dall’olfatto. Questo perché il naso aiutava a evitare le piante velenose, il cibo avariato e i nemici.

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nov  09
7
alle 09:45
da Marina Morelli


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